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Approfondimento
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Riflessioni del presidente in occasione dell'Assemblea 2006
Per guardare oltre, per andare oltre abbiamo bisogno di TE!


Oggi si parla molto di volontariato: il Volontariato è anche riconosciuto come soggetto sociale e politico dalla legislatura italiana, persino i mass media pubblicizzano il gesto volontario. Io però questa sera con voi vorrei soffermarmi su alcuni fondamenti del volontariato, ossia la sua ragione di fondo. Noi abbiamo qualcosa da dire, da condividere ed è il nostro modo il nostro stile:

La nostra "VISION"
Ciò che l'Associazione desidera, l'insieme dei valori, l'identità della propria realtà:

Si può fare e dire di più
Il Volontariato cristiano e il volontariato laico hanno basi di partenza diverse, ma un unico obiettivo: aiutare l'uomo a difendere la sua dignità, il suo diritto alla vita e alla libertà. Molte persone nel mondo, spinte da ragioni diverse ma ugualmente nobili, dedicano il loro tempo, e a volte anche l'intera esistenza, per il raggiungimento di questo obiettivo.
Il volontariato cristiano si muove sulla base della carità, virtù teologale, spesso ricordata da San Paolo nelle sue lettere quale motore per esprimere l'amore verso il prossimo insegnato da Cristo, che raggiunge il suo massimo compimento quando arriva alla condivisione.
Il volontariato laico si muove invece partendo da riflessioni sul principio dell'uguaglianza, sul diritto alla libertà e sulla fratellanza intesa come stessa appartenenza al genere umano. Tante sono le ragioni che possono spingere una persona a fare del volontariato, come tante sono le occasioni per farlo. Dalle calamità naturali ai danni provocati dalla malvagità dell'uomo, dalla sofferenza alla povertà?
Ma per fare del volontariato non c'è bisogno di guardare lontano, di aspettare grossi eventi: i problemi sono intorno a noi, vicini a noi. Troppo spesso non vogliamo vedere perché le difficoltà ci spaventano, la sofferenza, la povertà, la malattia e il dolore fanno paura.
Ma Noi in questi dieci anni ci abbiamo provato, ad abitare accanto.

La responsabilità è risposta
Il volontario è quello che risponde allo stato di necessità, colui che risponde all'angustia, propria (prima) e a quella degli altri, perché vede il mondo dominato dalla necessità, e questo gli è insostenibile, inaccettabile e perciò crede di poter essere libero. La responsabilità è una grande parola che non può continuare ad essere ridotta ad un'etica del calcolo razionale.
La responsabilità viene da un termine impegnativo: respondere in latino viene dallo stesso termine da cui viene sposare, è cioè una promessa che ti impegna integralmente.
Il volontario è colui che risponde, cioè colui il cui esserci è determinato dal tentativo, dalla ricerca di dare risposta alla miseria, allo stato di massima necessità, di massima sofferenza, che è di ognuno di noi nel momento in cui sente che ciò che massimamente desidera, l'essere libero, non gli è afferrabile, non è determinabile.
Allora c'è la simpatia, la con-sofferenza, la con-passione. Il termine chiave da usare è responsabilità, ma secondo il grande impegno del termine. Si risponde alla disperazione, a colui che non pensa più di poter essere salvo, di potersi conservare.
E ciò è propriamente quello che Noi abbiamo agito il volontariato, questa è la sua cura.


La nostra MISSION
La radicalità del dono
Ormai certi termini stanno perdendo ogni significato, li usano tutti dappertutto. Libertà, responsabilità, democrazia: sono diventati linguaggio comune. Bisogna ridefinire i termini e su questa base definire da che parte stare.
Libertà è obbligazione, responsabilità. La libertà obbliga, non libera. Ma allora se la libertà ha questo significato, se la libertà si caratterizza come responsabilità, al colmo della libertà sarà la mia capacità di abbandonarmi completamente alla risposta, di farmi tutto risposta. Cioè, se la libertà è responsabilità, sarò completamente libero solo quando mi sarò svuotato completamente nella risposta, quando non sarò altro che risposta.
Ecco il concetto radicale di dono, che dovrà illuminare ogni atto donativo: la libertà come responsabilità si conclude necessariamente nella mia capacità di farmi dono, di farmi risposta, e il donare è da questo punto di vista l'immagine più propria della libertà.
Io credo che Noi quando parliamo di gratuità del volontariato facciamo riferimento anche ad un dato che io ho ritrovato spesso nei nostri discorsi: la funzione pedagogica del volontariato nei confronti di chi fa il volontario.

Tutela dei diritti
Ebbene c'è il rischio che un volontariato disattento e non conscio di quello che è stato il suo cammino fino ad oggi possa essere coinvolto e risucchiato nella logica della gestione dei servizi, dimenticando quello che è invece il suo dovere fondamentale: la tutela dei diritti.
Mi permetto di richiamare questo perché è un rischio che dobbiamo assolutamente evitare. Guardate, non è che manchino i diritti, il problema è sapere che esistono.
C'è una fascia grande di persone nel nostro Paese e nel Mondo che non sa di avere diritti, o se lo sa non sa come fare ad esercitarli, perché la televisione non ne ha parlato i giornali nemmeno, il telegiornale neanche.
Voce di chi non ha voce: Noi ci stiamo provando!

Significato del tempo
Molto spesso si pensa al volontariato con riferimento soltanto ai destinatari, ma dobbiamo riflettere anche su quelli che lo fanno, su Noi che lo scegliamo.
Questa scelta implica una pedagogia di se stessi, cioè: che cosa do io gratuitamente? Do il tempo?. In una società in cui il tempo ha valore solo se monetizzato, il fatto di dare del tempo gratuitamente significa moltissimo.
Grazie per il vostro Tempo, per il nostro Tempo.

Quattro punti
Allora per concludere vorrei esprimere quattro pensieri uscendo un po' dai ruoli, perché a volte star nei ruoli diventa faticoso, si ha l'obbligo e il dovere della mediazione e mai la possibilità di parlare a ruota libera (cosa che mi capita spesso).

1) Il volontariato è come una grande scuola di vita, una grande scuola di cittadinanza, una scuola dove non si enunciano soltanto i valori, ma i valori vengono declinati in virtù, in possibilità, in virtù e stili di vita, in coerenza.
2) La seconda nota che vorrei fare riguarda il dovere di essere attenti ai percorsi profondi che attraversano la nostra società.
Vedo un volontariato troppo preso a definire la propria identità, troppo preoccupato a definire i quadri legislativi e poco attento a leggere i percorsi profondi che stanno accadendo nella società, che non sono quelli di dieci, vent'anni fa: tenete presente che la nostra è una società di ricchi, siamo uno dei sette Paesi più ricchi e più potenti di questo pianeta, non siamo i poveri. Allora credo che questi percorsi vadano un po' presi in mano, letti e in qualche maniera contrastati, con coraggio e senza lamentarsi troppo.
3) Terza notazione è quella di credere ancora nella politica che non è la politica del fare, del quotidiano, dell'essere indaffarati a sistemare di volta in volta le piccole cose che accadono: la politica che vuole pensare alla grande è una politica che si può fare. Riprendere in mano la politica sì, ma non la politica del fare, bensì la politica del progettare, la politica del sentire che c'è una causa su cui vale la pena perdere il proprio tempo, la propria vita. Il volontariato deve stare sulla "concretezza", sui problemi della gente, ma non dimenticando che c'è un'idea di società in cui crediamo; che non ci piace quest'andazzo individualistico, che ci piace l'idea di una società comunitaria, che ci piace un Welfare non individualistico.
4) Infine, un ultimo pensiero per ogni Volontariato, Socio, Sostenitore, Amico che abbiamo incontrato in questi dieci anni, perché speriamo che abbia trovato in Noi quel luogo sereno e fecondo dove le relazioni e la solidarietà sono importanti perché ci ricordano la Vita.

Concludo con un augurio al nuovo Consiglio di amministrazione: ricordi che la "Vision", ciò che l'Associazione desidera, deve essere unito e interdipendente dalla "Mission", cioè il lavoro quotidiano, il fare concreto. Pertanto auspico che la nostra azione sia sempre più coerente e capace di deleghe, in modo da allargare l'occasione per ogni Socio di sperimentarsi nella responsabilità e di partecipare operosamente alla via della nostra Associazione.


Per andare oltre dobbiamo-vogliamo Guardare oltre con TE.

Grazie.


Paolo (presidente)


(16 maggio 2006)
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